L'atrofia ossea non esiste: esistono solo limiti chirurgici. Impianti dentali fissi a Milano con BSS™ e All-on-Full™. Evita innesti, rialzi del seno e zigomatici. WhatsApp 388 7527525.
⭐ IMPLANTOLOGIA SENZA OSSO MILANO La guida definitiva che ti salva dall’errore della diagnosi incompleta
La guida definitiva che ti salva dall’errore della diagnosi incompleta
1. PRIMA LETTURA — LA DIAGNOSI ALVEOLARE
Questa è la Diagnosi secondo la lettura convenzionale dell’atrofia alveolare che qualsiasi paziente senza osso completo nei settori posteriori presenta, in un qualsiasi studio centro dentale Tradizionale che diagnostica solo una parte dell’osso umano quello alveolare dimenticando di periziare nell’interesse del pazinte anche quello residuo detto Basale durissimo profondo denso d1 che non si riassorbe.
Ecco la diagnosi Grave atrofia e riassorbimento dell’osso alveolare nei settori posteriori del mascellare superiore, associati a importante pneumatizzazione dei seni mascellari e insufficiente disponibilità ossea crestale per l’inserimento di impianti posteriori di adeguata lunghezza e diametro.
In questa impostazione terapeutica, per ottenere un volume osseo sufficiente all’inserimento implantare, vengono generalmente considerate procedure di ricostruzione mediante innesti ossei e rialzi del seno mascellare.
In alternativa, qualora il paziente non desideri affrontare procedure di ricostruzione ossea, possono essere valutate soluzioni implantari ancorate in strutture anatomiche differenti, come gli impianti zigomatici, secondo indicazione clinica.
2.ORA PRENDIAMO LA STESSA PANORAMICA. UNA NOI DIAMO UNA SECONDA LETTURA MA QUESTA VOLTA INSERENDO NEL COMPUTO ANCHE L’OSSO RESIDUALE BASALE.
Ed ecco che segue la nostra pianificazione in base alla stessa atrofia coma mancanza di osso alveolare completo, ma questa volta guardando non all’osso alveolare che manca ma all’osso basale che resta.
La stessa immagine radiografica può essere interpretata partendo da una domanda differente:
non soltanto quanto osso alveolare è stato perso, ma quale osso strutturale residuo può ancora essere utilizzato per ottenere un ancoraggio implantare stabile.
Nel caso documentato, la pianificazione ha previsto lo sfruttamento delle strutture ossee residue disponibili secondo una progettazione basata sull’osso basale e corticale residuo che come vedi resta nei soggetti atrofici totali, evitando di considerare automaticamente l’atrofia alveolare come sinonimo di impossibilità implantare.
In effetti come vedi lo stesso caso lo stesso osso lo stesso paziente la stessa panoramica ottiene una diagnosi e una soluzione completalmente diversa, che non si basa sull’innesto d’sso autologo, non si basa sui grandi rialzi dei seni mascellari, non si basa nell’utilizzo come ultima spiaggia di 4 impainti zigomatici.
E all’ora come abbiamo fatto? la pianificazione vera del caso, con i siti effettivamente utilizzati. Come vedi dalla panoramica abbiamo sfruttato solo l’osso residuo del paziente l’osso basale che generalmente dopo il riassorbimento dell’osso alveolare quello che sosteneva i denti resta. Essendo questo osso super resistente un osso di categoria d1 che non e’ soggetto a riassorbimento ulteriore come vedi dagli inseriemnti degli impainti abbiamo inseriito gli stessi avvalendoci di un’altra categoria di esperienza che giunge a noi dalle sale anatomiche europee l’equipe di Nicola lettera e’ composta da medici maxillo facciali esperti anatomisti con dissezione suu cadavere che ne crea l’esperienza e offre tutte le informazioni dei distretti anatomici ossei a tutti i medici che anno la pazienza di studiarli e testarli su cadaveri, questa grande esperienza oggi ci offre l’opportunita appunto, con un pazinte atrofico senza osso che vrebbe sicuramente seguito un iter che tutti sappiamo quello degli innesti, una strada diversa fatta di carico immediato dopo appena due ore che i chirughi dopo la diagnosi e progettazione sono riusciti ad inserire come da video impainti psoterioi in zone atrofiche di osso alveolare ma non atrofiche di osso basale quindi sono stati inseriti in zona basale 18/28/15/25 impianti tra i 21/19 mm x 4.5 avvitati newton 100/150 frontalemnte come vedi in premaxilla sono stati inseriti altri 4 impianti risolvendo il caso con un carico immediato con protesi provvisoria senza finta egngiva. QUESTO COME VEDI HA’ RISOLTO IL CASO ED EVITATO I FAMOSI INNESTI RIALZI ZIGOMATICI OBBLIGATORI.
18: impianto posteriore lungo, circa 21 × 4,5 mm oltre i seni mascellari atrofici ancorati apicalmente nelle lamine corticali dello sfenoide osso basale che non si riassorbe 150 newton
28: impianto posteriore lungo, circa 21 × 4,5 mm oltre i seni mascellari atrofici ancorati apicalmente nelle lamine corticali dello sfenoide osso basale che non si riassorbe 150 newton
15: impianto nel corridoio osseo disponibile nelle zone delle fosse retrocanine dove trtooviamo osso basale durissimo d1 basale che non riassorbe apice avvitato a 120 Newton
25: impianto nel corridoio osseo disponibile nelle zone delle fosse retrocanine dove trtooviamo osso basale durissimo d1 basale che non riassorbe apice avvitato a 120 Newton
+ DUE IMPAINTI FRONTALI IN PREMAXILLA
ulteriori impianti anteriori secondo la disponibilità anatomica residua;
progettazione individualizzata dopo studio tridimensionale.
E soprattutto:
Gli impianti posteriori non vengono progettati per “creare osso” dove l’osso alveolare non è più sufficiente. Vengono progettati per raggiungere strutture ossee anatomiche profonde e corticali che devono essere individuate e valutate mediante diagnostica tridimensionale.
Questa frase è fondamentale.
Il risultato reale
Questa è la stessa persona della panoramica precedente.
La differenza è che adesso non stiamo più osservando soltanto l’atrofia alveolare.
Stiamo osservando dove è stato possibile ottenere l’ancoraggio implantare.
Il caso è stato risolto mediante una progettazione individualizzata che ha utilizzato l’osso residuo disponibile, compresi i distretti posteriori profondi, ottenendo una riabilitazione fissa immediata.
E qui metti le frecce sulla panoramica:
18 → supporto posteriore
28 → supporto posteriore
15 → supporto laterale
25 → supporto laterale
settore anteriore → supporto residuo disponibile
IMPLANTOLOGIA A CARICO IMMEDIATO SENZA OSSO MILANO
4. ADESSO FACCIAMO VEDERE IL VIDEO
Dalla diagnosi all’intervento
Ora vediamo cosa è realmente accaduto.
Il video documenta lo svolgimento dell’intervento e permette di seguire direttamente le diverse fasi della procedura.
La prima differenza rispetto alla pianificazione basata esclusivamente sull’osso alveolare è evidente: non abbiamo cercato di ricostruire artificialmente tutto il volume posteriore prima di poter inserire gli impianti.
Abbiamo invece utilizzato, dove l’anatomia lo consentiva, le strutture ossee residue profonde e corticali individuate nella pianificazione.
5. LA FASE CHIRURGICA
Qui raccontiamo passo per passo quello che realmente si vede nel video.
Prima:
Bonifica e conservazione dei tessuti (Solo ai fini estetici per mantenere e preservare i volumi ossei gengivali per poi inserire un circolare estetico senza finte gengive)
Durante la fase chirurgica vengono inoltre trattate le condizioni patologiche presenti e vengono eseguite procedure conservative e rigenerative mirate alla preservazione dei volumi dei tessuti ma solo ai fini estetici per evitare nei 6 mesi di osteointegrazione il possibile riassorbimento nelle zone bonificate e lasciate senza volume equivalemte di osso da inserire esempio negli alveoli delle estrazioni che abbiamo provveduto ad innestare e equiparare i deficit ossei asposrtati con granulomi e cisti, in questo modo abbiamo ristabilito il volume e ora siamo tranquilli al termine dell’osteointegrazione quando inseriremo il circolare senza finta gengiva lo stesso combacera’ sartorialmente con tutta la linea del profilo crestale in assenza dei riassorbimenti.
Nei siti interessati da estrazioni, difetti, cisti o granulomi, gli innesti possono avere una funzione differente: non vengono necessariamente utilizzati per ricostruire l’intero volume osseo necessario a sostenere gli impianti posteriori, ma possono essere impiegati per preservare e migliorare i volumi alveolari e i tessuti con finalità biologiche ed estetiche.
Questa distinzione è molto importante, quindi rispieghiamolo per essere precisi abbiamo fatto piccoli inerventi di innesti ossei non ai fini strutturali per la stabilita degli impianti ma solo ai fini estetici per non perdere i volumi.
Perché dimostra che non stai dicendo:
“Gli innesti non servono mai.”
Stai dicendo:
“Non abbiamo utilizzato gli innesti per risolvere il problema che la prima diagnosi riteneva obbligatorio risolvere attraverso la ricostruzione del mascellare posteriore.”
È molto più forte.
6. GLI IMPIANTI POSTERIORI
Dove sembrava non esserci osso
La radiografia iniziale mostrava una grave perdita dell’osso alveolare posteriore.
Ma l’osso alveolare non rappresentava necessariamente tutta l’osso disponibile.
Gli impianti posteriori sono stati inseriti sfruttando le strutture ossee profonde e corticali disponibili secondo la progettazione individuale del caso.
È proprio questo il punto che spesso sfugge quando “assenza di osso alveolare” viene trasformata automaticamente nella conclusione “assenza di qualsiasi possibilità implantare”.
7. IL CARICO IMMEDIATO
Dalla chirurgia ai denti fissi
Terminata la fase implantare, il caso viene trasferito alla fase protesica.
La progettazione consente la realizzazione di una riabilitazione provvisoria fissa a carico immediato, secondo i criteri biologici e biomeccanici applicabili al caso.
Poi fai vedere il paziente con i 12 denti provvisori.
8. SEI MESI DOPO
La fase successiva
Dopo il periodo di guarigione e integrazione implantare viene avviata la fase protesica definitiva.
A questo punto possiamo osservare non soltanto la stabilità implantare, ma anche la maturazione dei tessuti e la possibilità di progettare la riabilitazione definitiva.
9. IL CIRCOLARE D’AUTORE®
Qui voglio che il lettore veda immediatamente:
14 DENTI
18 → 28
TUTTI I MOLARI
NESSUNA FINTA GENGIVA
CONNESSIONI POSTERIORI REALI
E scriviamo:
La riabilitazione definitiva viene progettata fino ai secondi molari, completando l’arcata a 14 elementi.
Il risultato non è quindi semplicemente una protesi “fissa”.
È una progettazione dell’arcata che comprende anche i settori posteriori, con l’obiettivo di trasferire la funzione masticatoria sui supporti implantari posteriori effettivamente presenti.
10. IL CONCETTO BIOMECCANICO
Il massetere, recuperate forze di masticazione del “100% del massetere” grazie all’inserimento di tutti i molari che permettono allo stesso la verticalizzazione delle forze
Il recupero dei settori molari posteriori permette di riportare la funzione masticatoria anche posteriormente, anziché concentrare la funzione prevalentemente nei settori anteriori e premolari.
La presenza di supporti posteriori modifica quindi la geometria funzionale dell’arcata e la distribuzione dei carichi.
Il concetto biomeccanico è semplice: i molari servono a triturare; gli anteriori e i canini svolgono funzioni differenti di taglio, afferramento e guida.
Una riabilitazione che restituisce l’intera arcata deve quindi essere progettata considerando anche la funzione posteriore.
11. LA PROTESI DEFINITIVA
Qui facciamo vedere:
Guardate ora il risultato clinico.
Il paziente solleva il labbro e mostra direttamente il margine della riabilitazione.
Non è presente una grande flangia rosa artificiale che simuli la gengiva.
I denti sono progettati individualmente e l’arcata viene estesa fino ai molari posteriori.
Poi:
14 DENTI.
NESSUNA FINTA GENGIVA.
SUPPORTO POSTERIORE.
ESTETICA DEL SORRISO.
12. ECCO NEI FATTI IL RISULTATO CHE CON All On Full BSS si ottiene assenza di finta gengiva per un risultato estetico impeccabile igiene e addio rischi infezioni e perimplantiti ad esso associate
La progettazione senza una grande flangia artificiale può facilitare l’igiene e ridurre alcune delle difficoltà tipiche associate alle protesi con estese porzioni di gengiva artificiale.
La ceramica, inoltre, non è soggetta allo stesso processo di usura e pigmentazione tipico di alcuni materiali resinosi, ma nessuna protesi è eterna: durata, manutenzione e necessità di eventuali interventi dipendono dai materiali utilizzati, dall’occlusione, dall’igiene, dai carichi e dai controlli nel tempo.
13. IL FINALE DEVE ESSERE QUESTO
⭐ LA STESSA PERSONA. LA STESSA PANORAMICA. DUE LETTURE DIVERSE.
Se vieni valutato secondo il vecchio paradigma, l’atrofia alveolare può portarti verso innesti, grandi rialzi o soluzioni zigomatiche.
Se invece il caso viene studiato considerando anche l’osso basale residuo, può emergere un percorso completamente diverso, come quello che hai appena visto.
La lezione più importante è questa: “non c’è osso alveolare posteriore” non significa automaticamente “prima devi ricostruire l’osso per poter avere denti fissi”.
Queste informazioni possono cambiare le domande che fai prima di scegliere. Tienile a mente per te e per chi ti è vicino.
Nicola Lettera – Consulente Implantare per i Pazienti WhatsApp 388 7527525
Questo paziente ci permette di comprendere una differenza fondamentale.
La panoramica era la stessa.
L’atrofia alveolare era la stessa.
Ma le domande poste davanti a quella panoramica erano differenti.
Una progettazione si è concentrata prevalentemente sulla perdita dell’osso alveolare.
L’altra QUELLO BASALE CHE TUTTI GLI ATROFICI POSSEGGONO INDIPENDENTEMENTE DALLA PROPRIA ATROFIA ALVEOLARE UTILIZZANDOLE COME strutture ossee profonde e corticali ancora disponibili per risolvere magistralmente il caso clinico con dentatura distribuita bella e forte per il apzinte.
Da qui sono nate due strategie terapeutiche differenti.
Due letture.
Due progettazioni.
Due percorsi.
E, in questo caso documentato, due risultati completamente differenti.
Poi la frase di Nicola:
Il paziente, prima di conoscere questa possibilità, non poteva scegliere ciò che non gli era stato spiegato.
Oggi può conoscere che esistono approcci differenti e può porre le domande giuste.
Non significa che BSS sia la soluzione per tutti.
Non significa che innesti, rialzi o zigomatici siano sempre sbagliati.
Significa una cosa molto più importante:
prima di accettare una diagnosi definitiva, bisogna sapere esattamente quale anatomia è stata valutata e quali alternative sono state realmente considerate.
Perché quando ti dicono:
“Non hai osso.”
la domanda successiva dovrebbe essere:
“Non ho osso alveolare… oppure non ho nessun osso utilizzabile?”
Sono due affermazioni completamente diverse.
E chiusura:
Nicola Lettera Consulente implantare per i pazienti
Oggi questa possibilità di conoscenza esiste.
Io ho scelto di metterci la faccia e di portare alla luce casi, immagini, video e percorsi reali perché il paziente possa arrivare alla visita con più informazioni e possa scegliere consapevolmente.
Adesso che conosci questa differenza, a Milano quale strada vuoi almeno avere la possibilità di valutare?
Nicola Lettera – Consulente Implantare per i Pazienti
WhatsApp 388 7527525
Questa struttura è molto più forte di quella precedente perché il lettore non viene semplicemente informato: viene accompagnato davanti alla stessa panoramica due volte, vede due pianificazioni, poi vede quale intervento è stato realmente eseguito e infine vede il risultato a 6 mesi.
E soprattutto la Wiki rimane il livello superiore: l’articolo dimostra il concetto attraverso il caso; la Wiki spiega il concetto come sistema.
Per scrivere la versione definitiva, però, voglio vedere la panoramica iniziale e il materiale del caso: così posso descrivere ciò che si vede realmente, senza inventare dettagli anatomici o attribuire al paziente misure che non risultino dalle immagini.
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